L’argomento adozioni ha in questi ultimi mesi trovato largo spazio nell’opinione pubblica generale e in ambito politico. Sono avvenuti in questi ultimi anni cambiamenti importanti che hanno influenzato il mondo adottivo.

In primo luogo c’è il forte calo delle domande di adozione presentate ai Tribunali dei Minori da parte delle famiglie, le cui motivazioni sono sicuramente dovute a una serie di concause; poi la possibilità per le coppie infertili di attuare una fecondazione assistita eterologa anche in Italia; infine l’iter per la approvazione di una legge per le coppie di fatto (omosessuali e non) al cui interno si trovava nella proposta iniziale presentata, la possibilità di adozione da parte di uno dei coniugi del figlio naturale dell’altro coniuge (stepchild adoption); tutti aspetti che hanno sicuramente acceso nell’opinione pubblica, un interesse e una accesa curiosità attorno alle attuali normative che regolano le procedure di affido e adozione.

A dire il vero, sono ormai alcuni anni, che molti di coloro che agiscono e operano, a diverso titolo, nel mondo delle adozioni, chiedono di modificare la attuale legge. Le proposte sono state messe in campo sia da chi lavora a vario titolo nello svolgimento delle procedure adottive, sia dall’ambito prettamente politico, sia dalle associazioni di genitori adottivi, sia da chi svolge attività afferenti ai Tribunali dei Minori o si occupa del diritto della famiglia.

I contenuti delle varie proposte cercano di risolvere alcune criticità, da tutti riscontrate, attualmente presenti nelle prassi  che determinano affidi e adozioni. Nei progetti presentati, spesso vi sono soluzioni simili, ma a volte le proposte hanno valenze diametralmente opposte.

Le esperienze da noi raccolte dalle voci dei genitori adottivi in questi ultimi anni, possono offrire una valutazione, dalla parte del genitore, che vale la pena mettere in evidenza. Istanze che il legislatore ha diritto di conoscere e tenere in considerazione.

Perchè i bambini, che tramite le persone delegate alla loro tutela approdano poi alla famiglia adottiva o affidataria, è proprio da quest’ultima che sono meglio conosciuti: è la famiglia che come protagonista, più di ogni altro, accoglie tutte le loro difficoltà, tutte le loro paure, tutte le cicatrici che il loro passato ha lasciato.

E’ possibile riassumere gli argomenti, su cui sta evolevendo il dibattito attuale, in alcuni temi principali; altresì possiamo individuare i principali interessi, portati come istanza dai vari interlocutori che chiedono una revisone della legge.

Per ognuno di questi aspetti cercheremo di mettere in evidenza l’esperienza del genitore adottivo. Chiaramente valutando una visione e una tendenza generale.

Temi messi in luce nel dibattito negli scorsi anni, che sono stati già oggetto di riforma della legislazione relativa, sono quelli inerenti la ricerca delle origini da parte degli adulti ex bambini abbandonati alla nascita, da madri che hanno chiesto di non essere nominate, e quello riguardante l’affido sine die che è ora possibile trasformare in adozione vera e propria.

Gli apetti che maggiormente interessano e preoccupano i genitori adottivi e che sono insistentemente proposti dalle associazioni di mutuo aiuto di genitori operanti nel territorio, sono soprattutto due:

  • – la richiesta di un potenziamento in ambito pubblico del supporto alle famiglie nel post adozione e nel pre adozione.
  • – un maggiore e più strutturato controllo, sulla eticità e trasparenza e completezza delle comunicazioni degli enti privati e pubblici, durante la procedura adottiva, sia nazionale che internazionale.

Cosa si intende esattamente? Si intende che il genitore adottivo chiede di non essere lasciato solo nell’affrontare questa meravigliosa avventura che è sì straordinaria ma anche difficile. Non essere solo sia quando si trova ad affrontare la strada che lo porterà a diventare famiglia tramite adozione, sia quando i figli sono a casa con lui e questi figli hanno bisogni grandi.

E’ voce comune dei genitori adottivi che spesso, non sempre, le informazioni sulle operazioni che altri svolgono per lui, affinchè si individui un bambino privo della tutela parentale, in Italia o nel mondo e che questo bambino venga dichiarato loro figlio, passino sopra le loro teste senza che ne siano pienamente informati. Non solo, ma a volte queste procedure sono risultate irregolari e anche illecite.

Si chiede quindi maggiore tutela e maggiore controllo, affinchè ciò non possa più accadere. Si chiede maggiore comunicazione, parola oggi come oggi ormai diventata un mantra nella società attuale. Si chiede di essere informati di tutto quanto sta accadendo durante la procedura. Essere informati di un procedimento del quale si è protagonisti, e  nel caso della adozione internazionale, protagonisti anche economicamente parlando: è un diritto che i genitori chiedono a grande forza.

Per chi non ha esperienza diretta dell’essere genitore tramite adozione, è difficile capire come queste esperienze negative possano essere devastanti. Perchè il dolore provocato dalla perdita di un futuro figlio, di un figlio, perchè così lo si sente anche se lo si è visto una sola volta, è enorme. Davvero occorre capire che per un genitore adottivo avere visto un bambino a seguito di un abbinamento e poi non poterlo portare a casa, è davvero paragonabile alla possibile esperienza di una coppia che è in ospedale, dove è appena nato il loro bambino, i medici lo hanno fatto loro vedere, ma poi gli stessi medici gli dicono: questo bambino adesso non potete tenerlo, non potete portarlo a casa vostra, non potete crescerlo amarlo curarlo.

Questo nella procedura adottiva può capitare; non necessariamente a causa di illeciti, ma può capitare perchè è possibile il rischio giuridico (ovvero che un tribunale dichiari non più adottabile il bambino) o per altri vari motivi, derivanti dalle procedure internazionali e da decisioni dello stato estero. Il genitore adottivo deve essere supportato, preparato e aiutato, prima e dopo, a comprendere che questo è possibile che avvenga e che lui soffrirà. In questo deve essere aiutato da persone specializzate, aiutato a ben comprendere, prima i rischi insiti nella procedura e dopo, qualora questo rischio divenisse realtà, a superare questo dolore grandissimo.

Come stanno sempre più mettendo in luce ricerche e studi sui bambini adottivi, le esperienze, spesso traumatiche, che i bambini adottivi hanno accumulato nella loro vita e il grosso salto emotivo che comporta l’inserimento in una famiglia a lui fino a quel momento sconosciuta, caricano questi bambini di bisogni a cui i soli genitori non possono dare risposta. Bisogni che esprimono sia i bambini, sia i genitori, che devono essere in grado di affrontare e gestire, appunto, le esigenze specifiche di questi bambini.

Cosa intendiamo: per supportare un bambino abusato non è sufficiente l’accoglienza della famiglia, non è sufficiente una terapia qualsivoglia, ma occorrono operatori specializzati che sappiano affrontare la tipicità di questi bisogni che riguardano la sfera dell’infanzia, del trauma d aabuso e del trauma che deriva dall’esperienza fatta di sostituzione delle figure parentali di riferimento.

Occorre preparare un terreno formato e informato di strutture e operatori, che ad oggi non sono presenti in modo sufficiente nei territori.

Per questo è assolutamente necessario, ed è la terza priorità espressa dai genitori:

  • il potenziamento in numero e specializzazione di tutti gli operatori pubblici dedicati alla procedura di adozione e al bambino adottivo

Come espresso sopra, le attuali equipe presenti nel territorio, che si occupano di seguire in una prima fase la coppia che vuole adottare, in una seconda fase la famiglia adottiva, sono assolutamente insufficienti. Sia per numero sia per competenze. Si chiede quindi in primo luogo investimenti in questo settore, che riguarda l’assistenza alla famiglia ovvero il potenziamento del welfare.

La necessità di un potenziamento degli operatori, va intesa anche e soprattutto, ai fini di una maggiore tutela dei minori privi di cure parentali.  E’ ormai consolidato negli studi internazionali, che la permanenza dei bambini all’interno di istituzioni che non corrispondono alla famiglia in senso pieno, (case famiglia, istituti o comunità e famiglie affidatarie qualora le stesse vengano sostituite e quindi cambino un’altra volta le persone di attaccamento) incidono sulla futura possibilità del bambino di costruirsi come persona e sulla qualità della sua vita futura, all’interno della nuova famiglia. Insomma detto in parole semplici, più un minore rimane fuori della struttura famigliare, più i rischi di un fallimento adottivo sono alti. Per questo, ad esempio, in Spagna, è stata recentemente approvata una nuova mormativa che impone dei termini temporali per la decisione sulla revoca della patria potestà rispetto ad un minore: per decidere le sorti di quel bambino le istituzioni hanno due anni ma non di più. Due anni è il tempo massimo in cui possiamo obbligare un bambino a restare senza cure parentali. E’ chiaro in questa legge, che il diritto che deve prevalere deve essere quello del bambino, che colui che non deve sopportare il danno minore deve essere il bambino, non l’adulto. Vanno in primis tutelati i diritti dei bambini, poi quelli dell’adulto.

Questa affermazione deve essere faro per il legislatore. Se diritti devono essere messi in secondo ordine, questi non possono essere quelli dei bambini. E un bambino ha diritto ad avere una famiglia, ora e subito. Non dopo quattro, sei, dieci e più anni.

Perchè questo avvenga, serve strutturare meglio le istituzioni pubbliche dedicate a questo, incrementarne le funzioni e gli operatori.

Qualora questo obiettivo di lunga distanza non fosse attuabile in tempi voloci, pragmaticamente si chiede che, almeno, rispetto ai precedenti temi, quello che c’è funzioni:

  • attuare pratiche di buona gestione, che portino al miglior funzionamento e efficacia e afficienza delle strutture esistenti, a partire dai Tribunali dei Minori fino alla Commissione per le adozioni internazionali, passando dai Centri Adozione territoriali

E sapendo che non sarà facile strutturare sistemi pubblici integrati di supporto e aiuto, si chiede che almeno si supporti economicamente la famiglia,  che potrà cercare nel libero mercato ciò di cui ha bisogno, per cui sarebbe utile pensare a

  • un bonus economico che le famiglie adottive possano utilizzare per soddisfare i bisogni espressi dai propri figli.

Dai report che i genitori adottivi inviano, attraverso i canali social e le associazioni famigliari operanti nel territorio, le altre tematiche che animano il dibattito non solo politico, in merito alla riforma della attuale legge, non sembrano assolutamente prioritarie.

Nel merito di quali e quanti debbano essere gli operatori che rispetto all’adozione internazionale sono intermediari con lo stato estero per le pratiche adottive, questo per la maggioranza dei genitori adottivi, sembra risultare secondario. Nel senso che:  la scelta dell’ente è un momento importantissimo, oggetto di grandi preoccupazioni per chi affronta l’iter per una adozione internazionale; ma che siano tanti, che siano pochi, che siano pubblici o privati, l’importante per il genitore adottivo è il rispetto e la tutela per i bambini e per i genitori. La trasparenza, la corretta comunicazione, il rispetto, la garanzia di estrema professionalità nello svolgere i compiti preposti.

Compiti che attengono alla “nascita” di un figlio, sebbene realizzata tramite un evento diverso e particolare. I figli adottivi “nascono” così, non in una sala operatoria ma in un ufficio e nei viaggi e negli incontri con il bambino che la coppia fa nel paese estero; ma la stessa professionalità che si pretende da medici e infermieri della sala parto, la si deve pretendere dagli operatori degli enti.

Chiaro che riuscire a conoscere e valutare, con cognizione di causa, il modus operandi di circa 62 enti, non è impresa semplice. Nè per chi in ambito governativo ne è preposto (Commissione per le adozioni internazionali) nè per il futuro genitore adottivo. Consideriamo che gli Enti devono accompagnare la coppia nel cammino verso il loro figlio, e che per questo  sono determinanti per la vita futura di quei genitori e di quel bambino, che li aspetta in un’altra nazione del mondo.

Ugualmente non sono sentite come priorità dai genitori adottivi anche i seguenti temi all’ordine del giorno:

  • la possibilità anche per le coppie di fatto omosessuali di diventare genitori e famiglia tramite adozione
  • la possibilità per persone non sposate (single) di diventare genitori mediante adozione di minori

Le esperienze dei genitori adottivi, che vedono giorno per giorno i bambini in famiglia e le loro fragilità, si pongono domande, a cui ad oggi è difficile dare risposte.

Se gli studi su bambini cresciuti in famiglie monogenere sono state già condotti da numerosi gruppi di ricerca , non risultano ad oggi studi specifici sull’inserimento di bambini adottivi in famiglie monogenere. La differenza è sostanziale: i bambini adottivi hanno già sperimentato un processo di attaccamento, ben riuscito o malriuscito che fosse, nella famiglia di origine. La ricostruzione dell’attaccamento alle nuove figure parentali nel bambino adottivo, è l’aspetto assolutamente più difficile e portatore di criticità nella famiglia adottiva. Ma, come indicato nei recenti studi del Prof.  Jesus Palacios, risulta come maggiore fattore di rischio per il fallimento adottivo, un attaccamento non riuscito con la mamma adottiva, mentre non risulta fattore di rischio ai fini del fallimento adottivo, un mancato o cattivo attaccamento al papà.

Su questi temi, una volta compreso quale sia il miglior bene per il bambino, è chiaro che nel diritto debba prevalere quello.

Ugualmente ancora non sufficientemente approfondito, l’ambito dell’affido a lungo termine o dell’adozione cosiddetta aperta, che permetterebbe di mantenere rapporti con la famiglia di origine qualora possibili.

Le esperienze, su questo aspetto, portano alle due considerazioni messe in luce dai genitori che adottano bambini mediante l’adozione nazionale. Da un alto, l’estrema difficoltà per i bambini a gestire questo doppio rapporto di appartenenza e attaccamento con la famiglia che li ha accolti e con la famiglia di origine. Dall’altro, l’estrema sofferenza che provoca il troncamento e il cambiamento del loro stato e della loro consapevolezza e identità di se stessi, conseguenza del perdere i riferimenti e i contatti con la famiglia di origine.

Per approfondire tutti questi temi, utili alle scelte che determineranno eventuali modifiche alla  L. 184 del 1983, la Commmissione Giustizia ha previsto di ascoltare in una serie di audizioni, alcuni rappresentanti e operatori che gravitano nell’ambito della tutela dei minori e del mondo adottivo, a trecentosessanta gradi, per conoscere ad oggi nello specifico, l’attuale stato di fatto e le proposte migliorative.

A seguire i link ai video delle audizioni.

Audizione dell’11 aprile 2016

La Commissione Giustizia, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozioni e affido, ha svolto le seguenti audizioni dei rappresentanti di: Associazione amici dei bambini (Ai.Bi.); Coordinamento Oltre l’adozione; Associazione La Gabbianella e altri animali-onlus; Associazione Network aiuto assistenza accoglienza-onlus (Naaa); Coordinamento delle Associazioni familiari adottive e affidatarie in rete (Care); Forum delle Associazioni familiari; Comunità Papa Giovanni XXIII; Centro internazionale per l’infanzia e la famiglia (Cifa); Unione famiglie adottive italiane.

Audizione del 16 maggio 2016

Audizione del guardasigilli Andrea Orlando innanzi alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.

Audizione del 23 maggio 2016

La Commissione Giustizia ha svolto le audizioni di Beatrice Lorenzin, Ministra della Salute; Vincenzo Amendola, Sottosegretario del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale; Massimo Cesare Bianca, libero docente di diritto civile; rappresentanti del Centro italiano aiuti all’infanzia (Ciai), nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozioni ed affido.

Audizione del 13 giugno 2016

La Commissione Giustizia, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozioni ed affido, svolge le audizioni di Pasquale Andria, Presidente del Tribunale per i minorenni di Salerno, rappresentanti del Consiglio nazionale forense (Cnf), rappresentanti dell’Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori (Aiaf), rappresentanti dell’Organismo unitario dell’avvocatura (Oua), Maria Giovanna Ruo, Presidente della Camera nazionale avvocati per la famiglia ed i minorenni (CamMiNo), Anna Galizia Danovi, Presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia, Margherita Prandi Borgoni, Componente del Centro studi Livatino, Giancarlo Cerrelli, Presidente dei Comitati Sì alla famiglia, rappresentanti del Coordinamento Enti Autorizzati (Cea).

Audizione del 29 giugno 2016

La Commissione Giustizia ha svolto l’audizione di Mario Zevola, Presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozioni ed affido.

Audizione del 4 luglio 2016

La Commissione giustizia ha svolto le seguenti audizioni: Salvatore Di Palma, Presidente della I Sezione civile della Corte di Cassazione; Francesca Ceroni, Sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione;  Alida Montaldi, Presidente della Sezione famiglia e minori della Corte d’appello di Roma; Simonetta Matone, Sostituto procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma; Patrizia Esposito, Presidente del Tribunale per i minorenni di Napoli; Melita Cavallo, già Presidente del Tribunale per i minorenni di Roma; rappresentanti dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci); Carla Busato Barbaglio, Presidente del Centro di psicoanalisi romano; Enrico Quadri, Ordinario di istituzioni di diritto privato presso l’Università degli studi di Napoli Federico II; rappresentanti del Coordinamento famiglie adottanti in Bielorussia.

Audizione del 20 luglio 2016

La Commissione Giustizia ha svolto l’audizione di Maria Elena Boschi, Ministra per i Rapporti con il Parlamento con delega in materia di adozioni internazionali e pari opportunità, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozioni ed affido.

Audizione del 26 luglio 2016

La Commissione Giustizia, in merito all’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozioni ed affido, ha svolto l’audizione di Anna Genni Miliotti, professoressa presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Firenze.

Audizione del 12 ottobre 2016

La Commissione Giustizia ha svolto l’audizione di Silvia Della Monica, Vice Presidente della Commissione per le adozioni internazionali, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozioni ed affido.

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Comments

  • Gianluca Rocchi 29 giugno 2016 at 3:26 pm

    Signora Avanzini per correttezza in Commissione Giustizia l’11 aprile c’era anche UFAI, un comitato di soli genitori adottivi che da due anni porta avanti tutti quei punti che in questo lungo articolo cita e che proprio in quell’audizione diede indicazioni in merito per una riforma vicino alle famiglie adottive e ai tanti bambini in stato di abbandono, e l’intervento è agli atti, se ha qualche dubbio sulla veridicità di quanto affermo. UFAI da due anni mette tutto online ed è quindi disponibile e fonte di ispirazione, fa piacere oggi vedere che quanto portato avanti dal nostro Comitato sono i punti chiesti anche da EA e AF, ma continuare con questi articoli ad ignorare il lavoro di tanti genitori adottivi appartenenti al nostro Comitato non credo sia fare informazione a meno che si voglia continuare ad alimentare tensione tra famiglie adottive. Spero quindi che i suoi prossimi interventi siano più obiettivi e completi, non credo abbia molto senso continuare con questo atteggiamento, se il fine e’ una buona riforma della 184/83, tra l’altro siamo riusciti a far presentare una proposta di legge che contiene proprio i punti del nostro Manifesto, ed è la prima volta che direttamente le famiglie adottive arrivano a far ascoltare la propria voce in maniera concreta, senza filtri, dalla nostra classe politica. Cordiali Saluti

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    • admin 29 giugno 2016 at 11:40 pm

      L’intervento da lei segnalato è senz’altro incluso nell’articolo, dove sono di volta in volta inserite tutte le registrazioni delle audizioni, compresa quindi quella del Comitato Ufai. Molte le strutture che operano in tutta Italia vicine alle famiglie adottive e che sono portavoce da anni delle istanze riportate nell’articolo, a partire ad esempio da Anfaa che porta avanti tematiche importanti sin dal 1962. Impossibile citare tutti. Buon lavoro a voi!

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      • Gianluca Rocchi 30 giugno 2016 at 7:42 am

        Mi perdoni, ma non sono d’accordo, si tratta di aggiungere AiBi, Coordinamento Oltre L’Adozione e NAAA oltre che UFAI, è di una audizione in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati che si parla, da dove si spera, partirà una riforma della 184, quindi cosi come si è fatto (giustamente) per gli altri partecipanti, alle altre audizioni che vedo citati nell’articolo, non capisco perchè non si citino correttamente tutti i soggetti auditi l’11 aprile. Cordiali Saluti e rinnovo il buon lavoro a lei.

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        • admin 30 giugno 2016 at 1:59 pm

          La invito a leggere con maggiore attenzione i testi sotto ai link alle audizioni: quanto da lei citato è già presente nell’articolo dalla data della sua pubblicazione; peraltro il testo descrittivo delle audizioni è integralmente ripreso dalle pagine web dei video della Commissione Giustizia, proprio per evitare interpretazioni personali.

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