I bambini che entrano in Italia per adozione, affontano la scuola con un forte handicap rispetto ai bambini che hanno avuto percorsi di vita meno accidentati. Moltissimi sono i fattori che possono incidere sulla capacità di apprendimento dei bambini.

In questo articolo cercherò di chiarire le difficoltà derivanti non solo dalla esperienza di vita dei bambini, ma anche dalla presenza di un vero disturbo di apprendimento di origine neurologica.

I bambini che arrivano in Italia tramite adozione internazionale, hanno già vissuto l’esperienza di apprendimento di una lingua, la loro cosiddetta linguamadre. Anche se alcuni bambini, al momento del loro arrivo in Italia non la hanno ancora iniziata a parlare, hanno comunque appreso  un codice di trasmissione delle informazioni che è quello della lingua del loro paese di origine. Avviene quindi uno strappo, improvviso e unito ad altre numerosissime sollecitazioni emotive.

Con la perdita completa del loro  codice di comunicazione i bambini sono obbligati ad utilizzare solamente la nuova lingua, ovvero l’italiano:  questo è un trauma forte che priva questi bambini di ogni struttura linguistica fino ad allora appresa. Questa caduta di riferimenti li obbliga a uno sforzo veloce di sostituzione; a dire il vero i bambini rispondono in tempi piuttosto rapidi (tra i cinque e i sei mesi la linguamadre è sostituita completamente nell’uso dalla nuova lingua), ma questo processo improvviso e repentino toglie loro il corretto sedimentarsi della lingua, attraverso passaggi graduali e successivi che ne consolidano regole e strutture.

Le difficoltà dei bambini nel loro primo approccio con la scuola, soprattutto dal lato emotivo, sono ben raccontate in questo articolo di Stefania Lorenzini, che raccoglie esperienze e testimonianze riportate dai bambini stessi.

Per approfondimenti, sull’aspetto linguistico invece, è di recente pubblicazione lo studio di Egidio Freddi, “Acquisizione della lingua italiana e adozione internazionale”.

Unitamente alla situazione di sottrazione della lingua madre, molti bambini adottivi, in misura superiore alla media – le statistiche confermano questa tendenza – sono interessati da disturbi di apprendimento veri e propri, che vanno a sommarsi alle difficoltà di cui sopra.

Questo non deve stupire, perchè il disturbo d’apprendimento, che origina da una compromissione di tipo neurologico, può interessare in maggior numero i bambini adottivi perchè come per altri aspetti legati alle condizioni di salute, una gravidanza e un parto non avvenuti in condizioni ottimali possono avere influito sulla salute del neonato, così come la conduzione dei primi mesi di vita.

I materiali di studio presenti in rete sul disturbo di apprendimento sono moltissimi, mentre meno numerosi e approfonditi sono gli studi sulle dinamiche del bambino adottivo nel suo confronto con l’ambiente scolastico e con l’apprendimento. Pubblicazioni interessanti  sono state presentate dalle associazioni di genitori: vi sono alcune pubblicazioni di genitori adottivi che raccontano la loro esperienza o che sono attivi nel mondo dell’istruzione come insegnanti e che hanno suggerito strategie di approccio.

Solo da poco tempo  – dal dicembre 2014 – la tipicità del bambino adottivo rispetto al suo percorso scolastico è stata riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, che ha emanato, a seguito di un lavoro di pressing promosso soprattutto dai genitori, le “Linee guida per l’inserimento del bambino adottivo in ambito scolastico”. Questo lavoro non esaurisce però la strada da percorrere affinchè i bambini adottati siano davvero inclusi e rispettati e aiutati, in considerazione delle loro caratteristiche e tipicità. La corretta prassi è ancora lontana perchè sfaccettate e molteplici sono le storie dei bambini adottati, così come lo sono in tutta Italia le esperienze di bambini e genitori nel confronto con il mondo scolastico.

Ogni bambino, ogni insegnante, ogni scuola è una caso a sè. Ma, posta questa premessa, si può sicuramente indicare e tracciare percorsi di buona prassi per tutti.

Per una informazione generale sul confronto tra bambino adottato e scuola, è possibile fare riferimento al Magazine pubblicato dall’Associazione Genitori si diventa; nel magazine l’argomento scuola è spesso approfondito e affrontato: potete leggere numerosi articoli qui.

Chi è in difficoltà nell’inserimento del proprio bambino adottivo nella scuola o chi vuole un consiglio su come far vivere al meglio l’ambito didattico ai figli, può rivolgersi anche allo sportello scuola che ha predisposto il Coordinamento di associazioni di genitori CARE (Coordinamento delle Associazioni familiari Adottive e Affidatarie in Rete), per un aiuto fattivo e reale.

Per un confronto a cuore aperto e un supporto di mutuo aiuto, potrà risultare utile a genitori e insegnanti anche il gruppo Facebook Adozione&Scuola .

All’interno del percorso scolastico dei bambini adottati, l’apprendimento della lingua straniera, ovvero quella che possiamo considerare la loro terza lingua (L3) è per loro e ancor più per i bambini adottati con disturbo di apprendimento, uno scoglio alto e impervio.

Un bel documento che fornisce molte indicazioni pratiche e spiega bene i vari tipi di dislessia è “«English? Oh, Yes!» Spunti di riflessione per una didattica inclusiva in lingua straniera di Paola Eleonora Fantoni.

Anche questo testo ha indicazioni utilissime per genitori e insegnanti ed è stato predisposto dal gruppo di lavoro di una scuola superiore: “Dsa – Didattica della lingua straniera per evitare errori di metodologia e di valutazione nei confronti dei Ds”. Vi riporto le conclusioni del documento, a mio avviso basilari:

<< I due punti principali per evitare errori didattici irreversibili sono secondo Chiara Naldini:
1.  La multimedialità e il ricorso alla tecnologia sono da preferire non solo per la lingua straniera ma anche per tutte lediscipline.
2.  Non conoscere o misconoscere il vissuto personale del discente dislessico vuol dire non essere in grado di apprezzare i suoi sforzi e capire le sue reali possibilità.
L’approccio comunicativo-affettivo permette di instaurare un rapporto di mutua collaborazione che non solo contribuirà al mantenimento della motivazione allo studio ma potrà aiutare il dislessico nel difficile compito di superare le frustrazioni accumulate da anni di disagio ed emarginazione scolastica.>>
Molti altri documenti utili, potete rintracciarli nel sito di Paideia 2.0 – Officina per la didattica inclusiva, sia in merito alla lingua straniera sia a tutto quanto riguarda il mondo dei Bisogni Educativi Speciali (Bes) e il Disturbo Specifico di Apprendimento (Dsa).
Agli insegnanti una preghiera: accogliete questi bambini con semplicità, ma preparati, con mente cuore e braccia che sappiano accogliere e comprendere, che sappiano capire che i segni del loro duro cammino non possono scomparire dall’oggi al domani. Ai genitori un augurio: che i vostri figli possano camminare sulla strada dell’apprendimento con serenità e consapevolezza dei loro limiti, ma anche dei loro tanti punti di forza.

About the author

Related

JOIN THE DISCUSSION

Comments

  • Elvira 29 maggio 2016 at 1:00 pm

    Spunti interessanti sul tema scuola. È necessario far comprendere a insegnanti e genitori queste peculiarità che possono rendere difficile il percorso. Di nuovo torno a dire che c’è una specie di “invisibilità” sul tema dell’apprendimento nel bambino adottivo. Stiamo facendo dei passi avanti indubbiamente ma occorre dare agli insegnanti materiale che spiega loro quali siano queste peculiari difficoltà e le cause per evitare che nei bambini si inneschino frustrazioni e calo di autostima generati da qualcosa di incomprensibile a noi e a loro stessi. L’interruzione tra il prima e il dopo dal punto di vista linguistico è un argomento che andrebbe SEMPRE approfondito in modo adeguato. Fin troppo spesso viene messo in disparte perché i bambini imparano a comunicare velocemente e poco si tiene conto che c’è molta differenza tra gli alunni che hanno parlato italiano dalla nascita e il linguaggio acquisito in pochi mesi. Inoltre non bisogna confondere le abilità linguistiche degli immigrati che apprendono potendo usufruire di un “ponte” tra il prima e il dopo, meccanismo precluso ai bimbi adottati perché interrotto in tempi brevissimi.

    Reply